lördag 9 februari 2019

Solitary Sin: How to Stop

Flavio Deagostini

7 tim
Beato Alojzije Viktor Stepinac Vescovo e martire

10 febbraio -

Brezaric, Krasic, Croazia, 8 maggio 1898 - Krasic, Croazia, 10 febbraio 1960

Nasce l'8 maggio 1898 a Brezaric, nella parrocchia di Krasic presso una famiglia di contadini benestanti. Nel 1919 entra in seminario, e dal suo vescovo è mandato a Roma per gli studi teologici. Qui nel 1930 è ordinato sacerdote. Nel 1934 è consacrato suo vescovo coadiutore con diritto di successione. Pochi anni dopo, nel 1937, egli succede a monsignor. Bauer come arcivescovo di Zagabria. Durante la seconda guerra mondiale fu uno strenuo avversario del Nazi fascismo difendendo famiglie di ebrei e di zingari. Dopo il 1945 Stephinac diventerà uno dei più audaci difensori della libertà religiosa contro il regime di Tito. Il 19 ottobre 1946 è rinchiuso in carcere fino al 1951. Anno nel quale è confinato nel villaggio natio di Krasic dalla polizia locale. Il 12 gennaio del 1953 viene creato cardinale da Pio XII. Il 10 febbraio 1960 muore a causa di una malattia, contratta in carcere. E' beatificato il 3 ottobre 1998 da Giovanni Paolo II. (Avvenire)

Martirologio Romano: Nella cittadina di Krašić vicino a Zagabria in Croazia, beato Luigi Stepinac, vescovo di Zagabria, che con coraggio si oppose a dottrine che negavano tanto la fede quanto la dignità umana, finché, messo a lungo in carcere per la sua fedeltà alla Chiesa, colpito dalla malattia e consunto dalle privazioni, portò a termine il suo insigne episcopato.

La Chiesa compie la missione affidatale dal Divin Maestro, di essere strumento di santità attraverso le vie dell’evangelizzazione, dei sacramenti e della pratica della carità. Tale missione riceve un notevole contributo di contenuti e di stimoli spirituali anche dalla proclamazione dei beati e santi, perché essi mostrano che la santità è accessibile alle moltitudini, che la santità è imitabile.
Con la loro concretezza personale e storica fanno sperimentare che il Vangelo e la vita nuova in Cristo non sono un’utopia o un sistema di valori, ma sono ‘lievito’ e ‘sale’ capaci di far vivere la fede cristiana all’interno e dall’interno delle diverse culture, aree geografiche ed epoche storiche.
E in questa ottica, si inserisce la fulgida e sofferta testimonianza della fede del cardinale Alojzije Viktor Stepinac a Zagabria, vittima del comunismo ateo del dopoguerra nei Balcani.
Egli nacque a Brezaric, nella parrocchia di Krasic (diocesi di Zagabria) l’8 maggio 1898; dopo gli studi elementari nel natio paese, proseguì quelli liceali nel seminario arcivescovile di Zagabria, capoluogo della Croazia, che a quel tempo faceva parte dell’Impero Austro-Ungarico; ottenuta la maturità nel 1916, venne poi arruolato nell’esercito austriaco e come ufficiale fu inviato sul fronte italiano, essendo in corso la Prima Guerra Mondiale.
Fu fatto prigioniero dagli italiani nel luglio 1918, fu rilasciato nel dicembre successivo a fine guerra; fu in seguito volontario nella Legione Jugoslava e inviato a Salonicco, rientrando in Croazia nella primavera del 1919, nel frattempo aveva rinunziato all’idea di farsi sacerdote.
Infatti nell’autunno del 1919, prese a frequentare la Facoltà di Agronomia nell’Università di Zagabria, ma nel 1924 a 26 anni, gli ritornò la vocazione sacerdotale, quindi si recò a Roma per studiare nel Collegio Germanico-Ungarico e all’Università Gregoriana, conseguendo le lauree in filosofia nel 1927 e teologia nel 1931.
Fu ordinato sacerdote il 26 ottobre 1930, celebrando la sua prima Messa nella basilica di S. Maria Maggiore. Nel 1931 lasciò Roma per ritornare in Croazia, dove nel frattempo si era instaurata, sin dal gennaio 1929, la dittatura del re Alessandro di Serbia; la situazione era difficilissima, perché i Serbi facevano di tutto per estirpare la religione cattolica a favore di quella ortodossa, che era la loro religione di Stato, in mancanza di concordati con il Vaticano, i cattolici erano considerati cittadini di second’ordine, mentre agli ortodossi erano concessi tutti i privilegi.
Padre Stepinac ebbe incarichi nella Curia, primo presidente della ‘Caritas’ diocesana, istituita per suo consiglio nel novembre 1931, dall’arcivescovo Bauer. Il 29 maggio 1934 papa Pio XI lo nominò a soli 36 anni, vescovo coadiutore con diritto di successione dell’arcivescovo di Zagabria e il 7 dicembre 1937, morto l’arcivescovo Bauer, diventò titolare della diocesi e dopo un po’, presidente della Conferenza Episcopale Jugoslava.
Nel 1941 la Croazia divenne uno Stato indipendente con l’aiuto del nazifascismo, sotto il regime di Ante Pavelic, il quale seguendo l’esempio di Hitler e Mussolini, prese a perseguitare le minoranze (ebrei, zingari, dissidenti, serbi).
I serbi si trovarono in posizione opposta di prima del regime, nei confronti dei croati e quindi dei cattolici; l’arcivescovo Alojzije Stepinac prese subito le difese dei perseguitati, proibendo ogni processo contro gli ortodossi, vietando che venissero ribattezzati nel casi di passaggio al cattolicesimo; intervenne con lettera presso Pavelic, per scongiurare che non venissero uccisi serbi che non avessero una provata colpa di delitto; chiedendo il 20 novembre 1941 il “rispetto totale della persona, senza distinzione di età, sesso, religione, nazionalità e razza”.
Questa sua strenua difesa, specie per gli ebrei ed i zingari, lo portò a predicare pubblicamente i suoi pensieri, al punto che il rappresentante tedesco a Zagabria commentò: “Se un vescovo pronunciasse in Germania tali discorsi, non scenderebbe vivo dal pulpito”; Pavelic inviò un inviato speciale al Vaticano per ottenerne la destituzione.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, ci fu un nuovo ribaltamento politico, infatti l’8 maggio 1945 entrarono a Zagabria i partigiani comunisti di Tito (Josip Broz - 1892-1984), i quali cominciarono una lotta sistematica contro le attività religiose; fu istituita l’OZNA polizia segreta comunista, che arrestò, fece processare e condannare a morte migliaia di cittadini, colpevoli di non simpatizzare con il nuovo regime ateo.
Per questo molti sacerdoti cattolici e alcuni vescovi, furono imprigionati e il 17 maggio 1945, toccò anche all’arcivescovo di Zagabria Stepinac, che però fu liberato il successivo 3 giugno per l’intervento di Tito, il quale aveva uno scopo, chiese al presule di staccarsi da Roma e di creare una Chiesa nazionale croata.
La risposta dell’arcivescovo fu dura e ferma, quindi ripresero le persecuzioni contro la Chiesa Cattolica: furono uccisi i vescovi di Dubrovnik e Krizcevi; condannato a 12 anni di carcere quello di Mostar, arrestati quelli di Krk e Spalato; espulso da Zagabria l’inviato speciale del Vaticano; condannati a morte senza processo 369 sacerdoti; confiscati i beni della Chiesa.
L’arcivescovo Stepinac il 22 settembre 1945 fece pubblicare una lettera collettiva dell’episcopato croato, che denunciava le ingiustizie subite dalla Chiesa, auspicando nel contempo un Concordato tra Stato e Chiesa. Il regime comunista reagì furiosamente, Stepinac fu arrestato il 18 settembre 1946 e subì un processo-farsa messo su con false testimonianze e calunnie, svoltosi a Zagabria fra il 30 settembre ed il 10 ottobre.
L’11 ottobre l’arcivescovo venne condannato a sedici anni di lavori forzati ed alla perdita dei diritti civili, anche per cinque anni dopo la fine della condanna; la sua colpa agli occhi del regime, in realtà fu il rifiuto di organizzare una Chiesa nazionale.
Il 19 ottobre 1946 fu rinchiuso nel carcere di Lepoglava in completo isolamento, fino al 5 dicembre 1951; gli era consentito solo la celebrazione della Messa e la lettura di libri religiosi; poi alla fine del 1951 venne confinato nel villaggio natio di Krasic, sorvegliato dalla polizia, ospitato nella parrocchia, senza esercitare il ministero episcopale.
Il 12 gennaio 1953 papa Pio XII lo creò cardinale, deplorando pubblicamente il regime che gli impediva di recarsi a Roma per la cerimonia, pena il non ritorno in Patria. A seguito di ciò il governo di Tito, ruppe ogni rapporto con la S. Sede, instaurando di fatto anche in Jugoslavia, quella che venne definita “Chiesa del silenzio” dei Paesi comunisti.
Nel 1956 gli venne fatta conoscere la lettera apostolica, con la quale papa Pacelli lodava la fede eroica dei cardinali Mindszenty in Ungheria, Wyszynski in Polonia, Stepinac in Jugoslavia, vittime della persecuzione comunista atea, esortandoli a perseverare nella loro testimonianza.
L’arcivescovo disse al parroco che l’ospitava: ”Se il papa chiede il martirio e rifiuta ogni trattativa col comunismo, allora tutto mi è chiaro”. Intanto già dal 1953 la malattia contratta nel carcere di Lepoglava, esplose in tutta la sua virulenza, con diversi disturbi, sopportati coraggiosamente e pazientemente: trombosi alle gambe, catarro bronchiale, polycitemia rubra vera, infiammazioni, forti dolori causati da un grosso calcolo alla vescica.
Lo stato generale si aggravò e inaspettatamente egli morì il 10 febbraio 1960, pregando per i suoi persecutori; dopo la sua morte, la polizia ordinò che tutti i suoi organi venissero distrutti dopo l’autopsia, per evitare ogni forma di culto.
Con un permesso speciale del governo, il 13 febbraio 1960, vennero solennemente celebrati i suoi funerali, nella cattedrale di Zagabria, presente l’intero episcopato jugoslavo e il clero e da allora iniziò un pellegrinaggio ininterrotto alla sua tomba nella cattedrale, numerose grazie sono attribuite alla sua intercessione.
Il processo per la sua beatificazione fu iniziato a Roma il 9 ottobre 1981, conclusasi con la solenne beatificazione celebrata da papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 1998, nel santuario di Marija Bistrica (Zagabria).

Autore: Antonio Borrelli
Samo
Ökumenisches Heiligenlexikon
Scholastika
Gedenktag katholisch: 10. Februar
gebotener Gedenktag
Fest im Benediktinerorden und im weibl. Zweig des Zisterzienserordens
kann im weiblichen Zweig des Trappistenordens als Fest gefeiert werden
Gedenktag III. Klasse
im Prämonstratenserorden: 9. Februar
Übertragung der Gebeine: 8. Juni, 11. Juli

Gedenktag anglikanisch: 10. Februar

Gedenktag orthodox: 10. Februar

Name bedeutet: die Gelehrte (griech. - latein.)

Nonne
* um 480 in Nursia, heute Norcia in Italien
† um 542 beim Kloster Montecassino in Italien

moderner Bronzeguss: Scholastika mit Taube und Lilienzweig, am Eingang zum Kloster Montecassino
moderner Bronzeguss: Scholastika mit Taube und Lilienzweig, am Eingang zum Kloster Montecassino
Scholastika, die (Zwillings- ?) Schwester von Benedikt von Nursia, wurde schon als Kind Gott geweiht. Sie lebte im Kloster in Subiaco, dann beim Kloster Montecassino, von wo aus sie einmal im Jahr ihren Bruder besuchte.

Eines Tages besuchte Benedikt seine Schwester; sie bat ihn, einige Tage bei ihr zu bleiben, was er ablehnte, da dies gegen seine Mönchsregel verstoßen hätte. Da bat Scholastika Gott, er möge ein Unwetter schicken, das Benedikt an der Heimkehr hindere. Tatsächlich kam das Unwetter, Benedikt musste sich gegen die Befolgung seiner Regel und für die Zuwendung zu seiner Schwester entscheiden. In andächtigen Gesprächen über die Freuden des Himmels verbrachten sie die Nacht und die folgenden drei Tage, bis Scholastika unerwartet starb; Benedikt sah ihre Seele als weiße Taube gen Himmel fliegen. Er bestattete sie am Kloster Montecassino in dem Grab, das er für sich vorgesehen hatte, und in das er 547 auch gelegt wurde.

Pietro Perugino: Bild (Kopie), nach 1451, in der Sakristei der Kirche S. Pietro in Perugia
Pietro Perugino: Bild (Kopie), nach 1451, in der Sakristei der Kirche S. Pietro in Perugia
Die Nachrichten über Scholastikas Leben gehen auf Gregor den Großen zurück. Er zeichnete sie als Frau, der die Gaben des wunderwirkenden Gebets und der vollkommenen Gottesliebe gegeben waren und die als geistliche Lehrerin ihres Bruders Benedikt wirkte - worauf schon ihr Name hinweist. Historiker bezweifeln Scholastikas Existenz und meinen, Gregor habe mit seiner Schilderung den Triumph der Caritas verherrlichen wollen. Die von Alberich von Montecassino im 11. Jahrhundert verfasste Lebensgeschichte erweiterte die Erzählung Gregors unter Hinzufügung einiger Wunder.

Michael Erhart: Scholastika. Ausschnitt aus dem Mittelteil des Altars der Kirche der Benediktinerabtei Blaubeuren, 1493 - 94
Michael Erhart: Scholastika. Ausschnitt aus dem Mittelteil des Altars der Kirche des ehemaligen Klosters der Benediktiner in Blaubeuren, 1493 - 94
Reliquien von Scholastika liegen in der Kirche San Paolo fuori le Mura in Rom; solche von ihr und ihres Bruders Benedikt wurden in der zweiten Hälfte des 7. Jahrhundert nach Frankreich gebracht - die von Scholastika nach Le Mans und 873 nach Juvigny-sur-Loison. Nach der dritten Zerstörung des Klosters Montecassino im Jahr 1944 soll das Doppelgrab von Benedikt und Scholastika dort wieder entdeckt worden sein.

Attribute: Taube, Regelbuch
Patronin der Nonnen, für Regen, gegen Blitzschlag und Sturm, Krämpfe bei Kindern

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